Giorno 3: otaku e altri animali

Rieccoci oggi al terzo giorno di queste cronache. Vi avviso già da ora che ho scoperto che la spina del mio pc non è compatibile con l’adattatore giapponese, quindi o risolvo o scordatevi nuovi articoli su questo blog, sul serio. Ho il pc a scuola, ma di sicuro non ho il tempo di mettermi a scrivere durante il giorno.

Oggi ho preso per la prima volta i mezzi per conto mio, è stata una soddisfazione, mi sono sentita in grado di cavarmela anche in mezzo al casino più totale (e il lunedì c’è da piangere, sui mezzi sei talmente schiacciato che stai in piedi senza attaccarti e per uscire dalla stazione si mettono in fila indiana se no non riescono a passare). Lo sapete che è una bella sensazione?

Stamane mi sono recata nell’altra sede della scuola per l’orientamento, seguendo una cartina disegnata malissimo (per chi non lo sapesse in Giappone non ci sono i nomi delle vie), ma alla fine ho trovato l’edificio, dopo aver girato un po’ nei dintorni. Se non sapete una parola di giapponese e volete venire qui a studiare, in bocca al lupo, perché neppure a scuola sanno un cavolo di inglese, pure se dicono di saperlo, davvero, non c’è speranza. Ci hanno fatto un primo test di grammatica, se si riusciva a terminarlo ce n’era uno più difficile, peccato che il primo fosse fattibilissimo mentre del secondo non capissi neppure una riga, ma un livello intermedio no? Invece il test dei kanji erano SEI e dico SEI pagine piene, saranno stati una cosa come 300 kanji da scrivere in hiragana e viceversa. Alla quarta pagina e senza caffè ho iniziato a vederci doppio. Poi è seguito un test di conversazione in cui non capivo nulla di ciò che diceva l’intervistatrice dato che bisbigliava (mentre quella seduta appena davanti gridava come una gallina): domani scoprirò in quale classe mi hanno piazzata a seguito di questa epopea e vediamo.
Ho conosciuto due ragazze italiane e siamo andate a pranzo assieme in un family restaurant dove tutti i piatti erano scritti in kanji e senza fotografie, perciò ce li siamo fatti spiegare dalla titolare: ho mangiato un set con tenpura di verdure, riso, tofu con bonito in scaglie, zuppa di miso e verdure sottaceto (circa 8 euro).

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Successivamente siamo andate ad Akihabara, il famoso quartiere otaku per appassionati di anime, manga, dorama, idol, giappominchia (i peggiori giappominchia comunque sono i giapponesi, non per dire eh), ecc. Penso sia una delle cose più esose che abbia mai visto in vita mia, i negozi sono assurdi, vi dico che abbiamo visitato un centro commerciale a nove piani solo con oggettistica legate ad anime, manga e idol. Ad ogni piano ci sono decine di macchinette distributrici di cagatine da 300-400 yen. Potete trovare davvero qualsiasi tipo di oggetto improbabile.

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Poi siamo state da Starbucks e ho bevuto un matcha latte molto buono: lì i giapponesi vanno per lavorare, perciò, anche se ci si trova in un locale pubblico e adibito al bivacco, nessuno parla.
Successivamente ci siamo avviate verso casa perché stava per arrivare un tifone (o almeno è previsto arrivi), so solo che dalla stazione a casa me la sono fatta di corsa e ho beccato comunque un sacco di acqua (e sì che stamattina il cielo era azzurro!). Se arriva il tifone, domani non ci sarà scuola, ma ancora non si sa niente.
Stasera ho mangiato davvero troppo: zuppa di miso, riso, curry, gyoza, tofu con alghe, insalata. Stavo scoppiando, non capisco come possano mangiare così tanto ed essere così magri (e io non sono una che mangia poco). Qui fa un caldo allucinante e il fuso orario si fa sentire, infatti dopo pranzo abbiamo avuto tutte il “momento abbiocco”, penso che fra qualche giorno andrà meglio.
Sono stanca e non ho molta voglia di scrivere, capitemi e perdonatemi. Ci sentiamo domani, forse, se trovo una soluzione per il pc. Oyasuminasai minna.

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Autore: Brilliancesse

Sono una studentessa di lingua e letteratura giapponese, il cui sogno è diventare traduttrice di romanzi e in generale lavorare nel mondo dell'editoria. Ho molte passioni fra cui la più travolgente sono sicuramente i viaggi: un viaggio ti cambia sempre, ti regala sempre delle emozioni incredibili, ti fa comprendere qualcosa di te di cui non sospettavi neppure l'esistenza. Tuttavia non tutti i viaggi sono fisici, per viaggiare non sempre ci si deve spostare col corpo, a volte basta spostarsi con la mente, essere disposti ad allontanarsi da vecchie abitudini, preconcetti, pregiudizi, paure e limiti che ci siamo auto-imposti, in modo da provare a scoprire cosa succede.

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