Giorno 6: bava di lumaca e sutoresu

Buonasera/giorno/notte a tutti! Oggi dopo aver chiesto a 6 commessi diversi e aver girato un negozio di 3 vetrine con cinque piani per parte sono finalmente riuscita a trovare il caricabatterie per il pc, quindi posso tornare ad allietare la vostre giornate con questo blog (come no).

Stamattina sono stata a Shibuya, ma non ho girato moltissimo, ho visto il famoso Scramble, quello che si dice essere l’incrocio più trafficato di persone del mondo (anche se stamattina sinceramente non mi è parso così terribile) e la statua di Hachiko (il famoso cane fedele morto aspettando il padrone per dieci anni bla bla bla, usate google dai). Poi con un’altra ragazza sono andata a mangiare Okonomiyaki in un Okonomiyaki bar, se non che era al quinto piano di un palazzo e avevano sbarrato le scale, quindi bisognava salire con l’ascensore, ma non ci siamo accorte e ci siamo trovate sedute in un ristorante italiano. Al che, pessima figura, ci siamo scusate e inchinate mille volte e siamo uscite, perché tutto ma non il cibo italiano, per piacere (avevano in lista gli spaghetti con su le alghe, io li ho visti). Vi metto una foto della postazione per gli Okonomiyaki, perché bisognava farseli da sé su una piastra al tavolo (non ci crederete ma sono stata bravissima, di solito faccio fatica a girare anche la frittata, perciò sono fiera di me) e anche di un quarto di Okonomiyaki perché il piattino era troppo piccolo e ho dovuto tagliarlo, sopra ci sono salsa okonomiyaki, mayo, scaglie di tonno essicato, alghe secche tritate. Ci hanno messo un secolo a cuocersi, quindi poi abbiamo dovuto correre come pazze per prendere i mezzi e arrivare a scuola.

Le lezioni di oggi sono state terribili, sarà perché domani è festa e non c’è scuola, ma a lezione di kanji la prof correva come una pazza, gli altri sparavano parole come “morte per assideramento” 凍死 (sono scioccata, perché me lo sono ricordato, si vede che il trauma è stato troppo) e non ci stavo capendo più nulla. Ho come l’impressione che dovrò studiare parecchio per tenere il passo.

Stasera ho assaggiato il natto 納豆 (fagioli di soia fermentati) che per chi non lo sapesse è fra i cibi più temuti dagli stranieri qui in Giappone. Sinceramente per quel che mi riguarda non ha un cattivo odore né un sapore particolarmente forte, sa di fagioli di soia: la cosa inquietante è la consistenza. Io l’ho paragonato a bava di lumaca, una mia amica a catarro, probabilmente è un incrocio fra le due. Però è una di quelle cose che vanno mangiate, è un dovere, sappiatelo.

Domani penso di andare a Ueno, allo zoo, al parco, a visitare qualche museo, non so ancora. Vi aggiornerò perché oggi sono un po’ stanca e ho voglia di farmi i cavoli miei. Sumimasen.

Vi riassumo però qualche cosa che ho capito sui giapponesi in questi giorni, da gaijin (straniero in senso dispregiativo) che sono, quindi potrei sbagliarmi: i giapponesi si scusano per tutto, ma raramente ringraziano. Ad esempio in un bar o in un ristorante quando vengono serviti, quando ricevono soldi di resto dopo aver pagato, ecc. tendenzialmente non ringraziano. Sui mezzi pubblici però non ci si scusa, a meno di non aver fatto qualcosa di gravissimo, perché tutto è lecito (soprattutto qui a Tokyo dove sono pieni zeppi): gomitate, spinte, calci, pugni (no scherzo, non esageriamo) (scherzo?). Sui mezzi è vietato guardare in faccia le persone, è una legge morale: potete guardare fuori dal finestrino, controllare la fermata, fissare i cartelloni pubblicitari o i video, ma se volete guardare qualcuno dovete farlo in maniera estremamente discreta in modo da non essere visti: pensate che una volta un tizio si è spostato perché mi sono girata verso di lui per controllare fuori dal finestrino la fermata! Inoltre è ovviamente estremamente maleducato mangiare, parlare a voce alta, usare il telefono, ecc. Potete dormire in piedi attaccati agli appigli o contro i vetri, oppure appoggiati alla spalla del vostro vicino, guardare il cellulare (l’attività preferita dei giapponesi) o leggere un libro, meglio se con la copertina ricoperta in modo da preservare la vostra privacy. Nelle stazioni particolarmente affollate ci si mette in fila per uscire ed entrare dalle porte sulle scale mobili o normali: se si sta fermi si tiene la sinistra, mentre sulla destra si cammina. Se pensate di fare gli italiani furbi e non pagare il biglietto perché i tornelli sembrano tutti aperti, sappiate che sono dotati di sensori e che se quindi non avete inserito il biglietto o passato l’abbonamento, vi si chiuderanno addosso (no, non ho tentato di non pagare il biglietto, avevo sbagliato ingresso e volevo uscire). I giapponesi non puzzano e da quando sono qui non puzzo nemmeno io nonostante il caldo torrido e il sudore che cola a fiumi (beh, fa schifo, ma è vero), perciò mi viene da attribuirlo all’alimentazione piuttosto povera di grassi, ma non ne sarei così certa.

Anyway, sono stufa di scrivere, ciaciaciaciao. Al prossimo post. Oyasuminasai!

P.s. Sì, sto bene, eh, non so se si fosse capito. Ho troppo da fare per stare male, non ho tempo.

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Autore: Brilliancesse

Sono una studentessa di lingua e letteratura giapponese, il cui sogno è diventare traduttrice di romanzi e in generale lavorare nel mondo dell'editoria. Ho molte passioni fra cui la più travolgente sono sicuramente i viaggi: un viaggio ti cambia sempre, ti regala sempre delle emozioni incredibili, ti fa comprendere qualcosa di te di cui non sospettavi neppure l'esistenza. Tuttavia non tutti i viaggi sono fisici, per viaggiare non sempre ci si deve spostare col corpo, a volte basta spostarsi con la mente, essere disposti ad allontanarsi da vecchie abitudini, preconcetti, pregiudizi, paure e limiti che ci siamo auto-imposti, in modo da provare a scoprire cosa succede.

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